A scuola

 

Il primo ottobre del 1954 cominciai la mia avventura scolastica.

…Non trovai ostacoli per essere accettata poiché le mie difficoltà erano solo fisiche. Avevo il grembiulino nero, il colletto bianco e il fiocco blu. La cartella era grande e marrone;
dentro avevo: libri, quaderni, penne e matite. Quando passavo, prima si vedeva la carrozzina, poi la cartella, infine si notava anche me, esile e mingherlina che tentavo di mostrarmi: “Hei ci sono anch’io!” In classe mi toglievano dalla carrozzina e mi sedevano sul banco come tutti gli altri bambini.

La scuola era vicino casa. All’inizio mi accompagnarono per un poco mia mamma o mia sorella, ma poi non ce ne fu più bisogno. Le amiche di scuola passavano a prendermi e al ritorno mi
riaccompagnavano.

La mia prima maestra la ricordo bene, non era molto giovane, rammento che ci vedeva molto confusamente. A scuola non accettavo facilmente che ci fossero bambini più bravi di me. Il mio più grande desiderio era quello di diventare la prima della classe, ma non ci sono mai riuscita.

Le compagne di scuola diventarono anche le amiche di gioco...

 

… Iniziammo la quarta elementare con una nuova maestra, una signorina dall’aspetto dolce c on la quale andavamo facilmente d’accordo. Il suo interesse per noi lo dimostrava anche al di là
delle lezioni scolastiche. Volle conoscere le nostre famiglie visitando casa dopo casa.

Parlava con le mamme e non faceva differenza alcuna tra noi alunne.
A scuola ci faceva studiare molto, insisteva con la grammatica di italiano e con l’analisi logica; io manifestavo una forte antipatia per questa materia, ma di fronte alle mie lamentele lei rispondeva: “Un giorno ti servirà”.

Faceva anche lezioni di canto accompagnandoci con il pianoforte.

Per le occasioni partico lari preparavamo una recita. Io ho sempre partecipato a tutto.

Se non c’erano parti che si potevano interpretare da seduta io recitavo una poesia.

Quando mi ammalavo la maestra veniva a trovarmi e organizzava le lezioni in modo tale che mi pervenissero tutti i giorni i compiti da fare e non rimanessi indietro. Alla fine delle elementari i giudizi scolastici erano buoni. Avevo tutte le premesse per continuare con le medie, ma
a Villa Adriana non esistevano. I quattro chilometri che mi separavano dalla scuola più vicina, a Tivoli, erano davvero troppi. I miei genitori non possedevano la macchina e andare con l’autobus era complicato. Sfumava così per me la possibilità di continuare le scuole restando nella mia famiglia.

Posso dire oggi di essere stata fortunata a frequentare le elementari con i miei coetanei. A quei tempi per molti handicappati non è stato così; essi furono lasciati a casa senza amici e dimenticati dalla gente, dallo Stato, dalla scuola e dagli insegnanti…

Nulla su di Noi senza di Noi

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